La settimana nera del web italiano. Ovvero, come si affossa un Paese

italia-belpaeseChe l’Italia sia governata coi piedi ormai non è neanche più necessario doverlo ricordare: dalla legge elettorale alle norme sugli immigrati, dagli interventi (eufemismo) in materia economica alla gestione dell’ordine pubblico negli stadi, ogni scelta di chi è preposto a decidere sembra fatta apposta per indicare la giusta direzione. Che immancabilmente è esattamente opposta a quella intrapresa.

Non si capisce allora perchè in ambito di sviluppo tecnologico avremmo dovuto aspettarci qualcosa di positivo. Le ultime prese di posizione dell’AGCOM in materia di diritto d’autore, la “web tax”, l’aumento dell’ “equo” compenso e il decreto “destinazione Italia” non fanno altro che allargare il fossato che divide il Belpaese dal resto del mondo, in termini di fruibilità di accesso alla Rete mondiale, libertà individuale, facilità di circolazione delle informazioni, tutela dei diritti civili e delle libertà di scelta.

Tutto sembra, o meglio è, deciso in favore di pochi potentati, lobby e gruppi decisionali che di fatto mirano a rendere internet uno strumento innocuo, ingabbiato e asservito al potere così come poteva essere esercitato negli anni ’60. Riassumendo, in una settimana si è deciso che:

  • E’ vietato comprare online da aziende senza partita iva italiana (con buona pace della libera concorrenza mondiale)
  • E’ viatato linkare, indicizzare, embeddare, aggregare un contenuto giornalistico senza prima chiedere il permesso (naturalmente a pagamento ) all’editore
  • Un ente amministrativo come AGCOM potrà decidere al posto di un magistrato se un determinato sito o parte di esso ha legittimità di esistere o va oscurato
  • Gli ebook non sono libri come tutti gli altri e pertanto non godranno di alcuna agevolazione fiscale
  • Tablet, smartphone, hard disk e tutto quanto abbia una memoria digitale aumenta di prezzo, e tale sovraccosto sarà un “equo” compenso per le presumibili violazioni al diritto d’autore che gli utenti compiranno con tali strumenti.

Sembra un brutto film in stile “1984”, ma è la triste realtà. Chi pensava che dopo 20 anni l’Italia fosse pronta a voltare pagina, sembra proprio che abbia sbagliato, nuovamente, decennio.

 

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