2013, i piani per navigare a 100 megabit. Il web italiano (forse) inizierà a correre

 Questo sarà il primo anno in cui l'Italia si prepara a tagliare un doppio traguardo: la copertura banda larga base 2 Megabit (quella minima per poter usufruire dei servizi digitali) a tutta la popolazione e un piano nazionale con banda larghissima (30-100 Megabit) da offrire in una trentina di città. Questo secondo obiettivo dovrebbe raggiunto sia con la fibra ottica sia con la diffusione dell'Lte (rete mobile di quarta generazione, il cosidetto 4G), che finora si è vista solo a Roma, Milano, Napoli e Torino. Sì, promette proprio di essere un anno speciale per la banda larga nel nostro paese. E chissà se così smetteremo di essere la pecora nera d'Europa: ancora l'ultimo rapporto Akamai (di fine 2012) ci piazzava penultimi per velocità media delle connessioni internet (solo la Turchia fa peggio).

Banda larga. Intanto ricordiamoci che in Italia ci sono ancora circa quattro milioni di persone prive di coperture banda larga (almeno due Megabit): è questo il confine che determina il digital divide. Il dato, di Between-Osservatorio Banda Larga, purtroppo è quasi stabile da un annetto, non ne vuole sapere di ridursi in maniera sostanziale. È migliorato molto poco e perlopiù grazie alle reti wireless, quelle che utilizziamo per i dati con gli smartphone, grazie a due tecnologie: Umts/Hspa e Hiperlan/WiMax. Vodafone, 3 Italia (per la prima) ed Ngi/Eolo (per la seconda) sono gli operatori che hanno lavorato di più nelle aree di digital divide, cioè coprendo gli utenti non raggiunti da rete adsl.

Nonostante le battaglie degli utenti, negli ultimi due anni la lotta al digital divide è andata al rilento per vari motivi: Telecom ha pressoché smesso di attivare nuove centrali adsl; gli operatori mobili non avevano ancora le frequenze ideali per una nuova copertura a tappeto; la crisi ha frenato gli entusiasmi suscitati dal WiMax, sistema di tramissione wifi che ha un campo di diffusione più ampio dei protocolli tradizionali. Ultimo motivo,  ma forse il più politicamente interessante, abbiamo avuto cinque anni di sostanziale disinteresse da parte del governo Berlusconi per le nuove reti. Tante promesse di fondi, contro il digital divide, mai realizzate.

La svolta. Almeno sulla carta, dovrebbe essere proprio dietro l'angolo. Il governo Monti invece ha trovato 320 milioni di euro per eliminare il digital divide entro il 2013 (obiettivo dichiarato nel decreto Crescita 2.0, convertito in legge a dicembre). Avvierà bandi, nelle prossime settimane, con cui operatori fissi o mobili costruiranno reti, finanziate in parte con quei fondi e in parte di tasca propria. D'altro canto il 2013 è il vero primo anno dell'Lte, che sta per estendersi a 20 città (Telecom e Vodafone guidano al momento i lavori di copertura). Contro il digital divide avrà un ruolo importante la possibilità di usare, per l'Lte, le frequenze a 800 MHz. Proprio questa settimana c'è stata un'accelerazione: il ministero allo Sviluppo economico ha consegnato queste frequenze agli operatori mobili (che se l'erano aggiudicate all'asta già in autunno 2011). Le ha liberate dalle tv locali. Sono importanti: hanno caratteristiche tali che permettono di coprire molte zone con facilità. L'Lte a 800 MHz servirà insomma a dare banda larga nelle zone rurali dove l'adsl il più delle volte è solo un sogno.

Banda larghissima. Ma l'Lte potrebbe essere anche una forma di banda larghissima (con il vantaggio, peraltro, della mobilità). Le velocità raggiungibili con le chiavette Lte cresceranno man mano che gli operatori metteranno in campo tutte le frequenze utilizzabili. Con una stima prudente, possiamo aspettarci di poter navigare a circa 20-30 Megabit al secondo, in media, in download e a una decina di Megabit in upload. È soprattutto su quest'ultimo fronte – ovvero quello della velocità d'invio di dati dall'utente a internet – che l'Lte dovrebbe avere una marcia in più rispetto all'adsl, che oggi offre al massimo un “misero” Megabit al secondo. Lo standard Lte promette fino a 100/50 Megabit (banda di download/upload) ma c'è da specificare che le prestazioni della rete mobile sono sempre instabili e

difficilmente prevedibili. Dipendono da molti fattori: dalla quantità di utenti che condividono la cella dell'operatore, dalla loro distanza dalla stazione trasmittente. Le prestazioni dell'Lte in Italia saranno insomma conseguenza della quantità e grandezza di celle che gli operatori creeranno. Più sono numerose e piccole, migliori saranno le prestazioni reali per gli utenti, ma maggiori saranno i costi per gli operatori. La buona notizia è che nel Crescita 2.0 c'è una nuova norma che facilita la condivisione degli stessi tralicci da parte di operatori diversi e quindi incentiva la copertura a costi ridotti.

Ma la fibra è un'altra cosa. Eppure, con tutto il rispetto per la rivoluzione Lte, è la fibra ottica l'asse portante della banda larghissima del futuro: “La fibra è necessaria – spiega Alfonso Fuggetta, amministratore delegato del Cefriel Politecnico di Milano – non solo perché è la sola tecnologia in grado di dare 100 Megabit e oltre alle famiglie, come già è abituale nei Paesi più evoluti. Ma anche perché le stazioni radio base Lte devono essere collegate in fibra per garantire una buona velocità reale”.  C'è una buona notizia anche qui: “Nonostante la crisi, il 2012 sarà ricordato come l'anno di avvio della banda larghissima in Italia”, dice Cristoforo Morandini, di Between-Osservatorio Banda Larga. Ma giusto solo l'avvio c'è stato a dicembre 2012.  Telecom Italia ha lanciato l'offerta in fibra ottica a Roma, Torino e Napoli e per ora è stata autorizzata, da Agcom (Autorità garante delle comunicazioni) ad averla solo nelle città già raggiunte da Fastweb. Che sono quelle tre più Milano, Bari, Genova e Bologna. Ma è previsto per gennaio il via libera definitivo. Telecom ha già avviato la copertura in fibra in 30 città: utilizza una tecnologia Vdsl2, da 30/3 Megabit (fibra fino agli armadi stradali: quei cassoni grigi che si trovano vicino al marciapiede, pieni di fili).  Anche Fastweb lancerà la Vdsl2 a inizi 2013 e sarà in una ventina di città entro il 2014. In futuro, forse già nel 2013, la Vdsl2 potrà darà 70-80 Megabit al secondo sulla stessa rete (grazie a nuove tecnologie installate dagli operatori nei modem).

Obiettivo 100 megabit. La terza nuova rete veloce è di Metroweb (ora a Milano, presto anche a Genova, Brescia e Torino; obiettivo 30 città entro il 2015). Non è Vdsl2 ma è fibra ottica fino alle case: arriva quindi a 100 Megabit. Metroweb è un operatore all'ingrosso, e quindi saranno altri a utilizzarne la rete per offrire il servizio agli utenti finali. Già Wind e Vodafone hanno sottoscritto un accordo per la città di Milano e partiranno entro i primi mesi del 2013. E a chi pensa che 100 Megabit forse sono troppi per le attuali applicazioni internet, risponde Morandini: “Dobbiamo avere l'ambizione di poter disporre anche in Italia dell'ambiente digitale più innovativo attualmente disponibile nei paesi avanzati”. Negli Usa e in Asia ci sono già connessioni residenziali a un Gigabit (anche se per ora in poche città) e i 100 Megabit non fanno più notizia. “Non possiamo aspettare lo sviluppo della domanda di banda larghissima per avviare gli investimenti: sarebbe un circolo vizioso che ci condannerebbe all'immobilismo”, concorda Fuggetta.

Solo che i piani degli operatori non basteranno a raggiungere gli obiettivi minimi indicati dall'Unione europea, cioè 30 Megabit a tutta la popolazione e 100 Megabit al 50 per cento, entro il 2020. Non a caso, il 13 dicembre è partito il piano banda ultra-larga del ministero Sviluppo economico: farà bandi di gara per costruire reti di nuova generazione nelle zone non interessate dai piani degli operatori. C'è un problema non da poco: per ora ha solo 520 milioni di euro (di fondi europei) e solo nelle regioni meridionali (eccetto la Puglia, per di più).

Altri Paesi, come Francia e Germania, hanno trovato più soldi pubblici e prima, per questi obiettivi. Guardare agli anni di ritardo causati dalle scelte politiche passate non aiuta, però. Adesso tutti gli esperti si augurano che in Italia il contesto politico e industriale sia favorevole a un grande progetto di copertura a banda larghissima: “Un'iniziativa con fondi pubblici e privati, incentivata dalla separazione della rete fissa di Telecom Italia”, suggerisce Fuggetta . E non è il solo.

Repubblica.it

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