Apple-Samsung, condannati i coreani

 

Un anno fa, il 24 agosto 2011, Steve Jobs dava le sue dimissioni da Ceo di Apple, lasciando il timone nelle mani di Tim Cook. Quest’ultimo non poteva festeggiare meglio la ricorrenza, grazie alla Corte di San José, in California, che gli ha regalato una grande vittoria su Samsung. La rivale sudcoreana secondo la giuria ha infranto, in alcuni casi volontariamente, molti dei brevetti della casa di Cupertino relativi alle funzionalità più innovative di iPhone ed iPad. E per questo dovrà sborsare 1,05 miliardi di dollari. “E’ stato un giorno importante per Apple e per gli innovatori in tutto il mondo”, esulta Cook. La soddisfazione è enorme, anche perché si tratta non solo di una vittoria sul piano giudiziario, ma di una grandissima vittoria sul piano dell’immagine.

La casa della Mela – che si appresta a lanciare l’iPhone 5 a settembre, forse seguito a ottobre dall’iPad mini – non usa mezzi termini nell’attaccare i concorrenti ritenuti sleali, rivelando come quella dei tablet sia davvero una guerra senza esclusione di colpi: “Quello della giuria è un messaggio chiaro e forte: rubare non è lecito”. Ma la guerra è destinata a durare ancora a lungo. Samsung, che rischia di veder ritirati dal mercato americano i prodotti incriminati, non ci sta e annuncia ricorso: “Siamo davanti a una grande perdita per i consumatori americani”, e la sentenza della Corte di fatto “riduce le possibilità di innovazione e di scelta”, affermano dal quartier generale di Seul. La casa sudcoreana promette quindi di andare avanti: quella della giuria – afferma – “non è l’ultima parola”.

Lo scontro fra Apple e Samsung è il primo fra due colossi delle hi-tech a finire in un’aula di tribunale. Molti osservatori lo hanno descritto come ‘il processo del secolo’. Di fronte infatti ci sono due dei maggiori attori di un mercato, quello degli smartphone, che nel 2012 ha fatto registrare un giro d’affari da 207,6 miliardi di dollari. Gli ultimi sviluppi danno ragione alla Casa di Cupertino. Anche gli altri colossi del settore, Google in testa, sono avvertiti.

Ansa

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