BlackBerry pensa ad un “ritorno al futuro”: Il touch non paga, il mondo business sì

bbIL TOUCHSCREEN può non bastare in un mercato tumultuoso come quello dell’hi-tech. BlackBerry, nome storico della tecnologia mobile, è in difficoltà nonostante il lancio di nuovi prodotti e piattaforma. E non è la prima volta che il Ceo, Thorsten Heins, esaminano la possibilità di una vendita dell’azienda.
E’ accaduto nel maggio del 2012, accade oggi tirando le somme non entusiasmanti delle performance degli ultimi smartphone dell’azienda canadese. Che ha tentato il rilancio con l’operazione Z10 e Q10, dispositivi touch e ibridi con tastiera, ma che non hanno permesso a quella che una volta si chiamava Research in Motion di tornare grande come un tempo nel mercato mobile. La qualità dei dispositivi e dell’ultima versione del loro sistema operativo, BB10, è indiscussa. Ma ci sono poche applicazioni e il mercato casual come quello business appaiono già polarizzati da Apple e Android. Insomma dove una volta BlackBerry eccelleva le acque si sono mosse. E l’azienda canadese sembra aver tardato a reagire mentre la concorrenza metteva bandierine sul pianeta. Al terzo posto del mercato, quello che Heins puntava a conquistare, c’è ora Windows Phone. Una piattaforma ancora giovane e dai numeri sensibilmente inferiori a Android e iOS. Eppure, già così radicata da rendere la vita complicata a BB.

Bufera finanziaria.
E così, dopo le indiscrezioni circolate negli ultimi giorni circa un possibile addio alla Borsa del pionere degli smartphone, oggi è arrivata la conferma che la società sta valutando le alternative strategiche a sua disposizione, inclusa la possibile vendita della società, o joint venture. Per valutarle, il gruppo canadese ha creato un comitato speciale, nel quale siederà anche Thorsten Heins. “Data l’importanza e la forza della nostra tecnologia e la continua evoluzione dell’industria, riteniamo che sia il momento giusto per esplorare alternative strategiche”, afferma il presidente del comitato speciale, Timothy Dattels. “Abbiamo un bilancio forte e siamo contenti – mette in evidenza Heins – dei progressi ottenuti finora. Mentre il comitato speciale esplorerà le alternative, noi continueremo nella nostra strategia di ridurre i costi”. Nessun commento ufficiale, invece, alle voci di un buyout per dire addio a Wall Street.

Risorse. Se BlackBerry cederà, potrà anche pensare di tagliare solo la parte consumer e quella di prodotto fisico. Gli asset più importanti della società non sono tanto gli smartphone, i device, quanto l’ecosistema e la piattaforma operativa, vero muro maestro dell’azienda. Nota e apprezzata soprattutto per l’elevato livello di sicurezza offerto dalle sue infrastrutture tecnologiche, in grado di gestire anche altri sistemi operativi nel complesso scenario del BYOD, “Bring Your Own Device”, in cui le aziende devono garantire protocolli di riservatezza ai collaboratori che utilizzano strumenti informatici e mobili personali in un contesto che deve rimanere protetto. C’è anche l’automotive, in cui BlackBerry opera da tempo, e che non a caso è uno dei territori di conquista su cui si lanciano altri grandi nomi, ad esempio Apple con iOS in the car. E c’è poi una certa liquidità, almeno un paio di miliardi di dollari, su cui Thorsten Heins può contare per riportare la barra a dritta. Non mancano poi ulteriori progetti per nuovi smartphone, stavolta di fascia più economica. Ma con un consistente ritorno alla tastiera fisica.

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