Hai un pc? Paghi il canone Rai

 

La materia non è del tutto nuova, poiché sul tema ci si interroga da almeno cinque anni.
È tornato però alla ribalta in questi giorni dal momento che numerose imprese e studi professionali hanno iniziato a ricevere in questi giorni ingiunzioni di pagamento del canone televisivo da parte della Rai.
L’assunto è che in virtù di un Regio Decreto del 1938 e delle successive modifiche intercorse negli anni qualunque dispositivo atto alla ricezione di programmi televisivi, se pur non direttamente destinato allo scopo, sia tenuto al pagamento del canone.
Per traslato questo significa che l’imposta può essere applicata anche a pc, videotelefoni, tablet e persino gli impianti di videosorveglianza.

Alle imprese, a seconda della loro tipologia, il canone richiesto va dai 200 ai 6.000 euro l’anno, pena sanzioni da parte degli organi di vigilanza.

Come è facile immaginare, la protesta in rete si sta diffondendo a macchia d’olio.

Mentre le associazioni di imprese, con in prima fila R.E.T.E. Imprese Italia, nella quale conferiscono Casartigiani, Cna, Confcommercio e Confesercenti, chiedono a gran voce l’intervento del Governo, sottolineando come questa imposta, calcolata su 5 milioni di aziende in Italia, corrisponderebbe a un gettito di 980 milioni di euro, trasformandosi di fatto in una nuova tassa sul lavoro, l’Aduc, per voce dei senatori Donatella Poretti e Marco Perduca, ha presentato una interrogazione parlamentare al ministero dello Sviluppo Economico, ricordando gli interventi presentati nel 2007 e nel 2008 per un totale di sei interrogazioni parlamentari ((atti della Camera dei Deputati n. 4/03226, 4/05224, 4/05376, 4/05609; atti del Senato n. 4/00029).
I punti oggetto della nuova istanza sono di fatto due.
Il primo è comprendere se la Rai stia agendo motu proprio o dietro indicazioni ricevute dallo stesso minitsero.
Il secondo è fare finalmente chiarezza su quali apparati debbano effettivamente rientrare nell’obbligo del pagamento del canone, evidenziando nel contempo che ” obbligare un’azienda a pagare un abbonamento TV per il solo fatto di avere dei pc è paradossale. Primo, perché il computer è uno strumento ormai indispensabile allo svolgimento di qualsiasi attività lavorativa, e l’inclusione dello stesso fra gli apparecchi tassati significherebbe di fatto imporre una nuova imposta sul lavoro. Secondo, perché in un momento di grave crisi economica, si andrebbe a colpire d’improvviso il mondo produttivo per un importo superiore al miliardo di euro”.

01net

 

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