iPad mini, iPad 4, iMac… quante novità. Tutte gradite?

In soli sei mesi il “nuovo” iPad è stato incredibilmente mandato in pensione. In soli sei mesi “l’iPad più venduto, quello che più velocemente ha battuto tutti i record” non è più nel catalogo di Apple. Sostituito da un iPad 4 che ha un nuovo chip, nuova grafica, nuova videocamera, nuovo wi-fi, nuovi collegamenti. Sei mesi sono veramente troppo pochi per dire ai consumatori che la loro macchina, quella che hanno acquistato con fatica da poco tempo, è già diventata vecchia.

L’annuncio dell’iPad 4 rende quello dell’atteso iPad Mini una sorta di “non evento”, perché tutti ne prevedevano la nascita e l’arrivo non è stato segnalato da nessuna particolare sorpresa. Una macchina più piccola, più leggera, che può essere visto come un piccolo iPad o come un grande iPod, a seconda di quello che sarà l’uso principale che ne faranno gli utenti. Una macchina che, come previsto, si colloca in un segmento di mercato che fino ad oggi non ha avuto un particolare appeal, ma che in casa Apple deve sembrare particolarmente rilevante. Talmente rilevante da costringere, in soli sei mesi, a rinnovare il “nuovo iPad”, per non farlo sembrare troppo vecchio rispetto a questo fratello minore dotato delle nuove connessioni che abbiamo già visto da qualche settimana sull’iPhone.

iPad Mini è nato per combattere una concorrenza che la stessa Apple, in apparenza, giudica irrilevante, ma che in realtà deve aver destato più di una preoccupazione in Tim Cook e nei suoi compagni di squadra. E’ una bella macchina, comunque, ma non costa poco e non ha caratteristiche diverse dal fratello maggiore. E’ un piccolo tablet da borsetta, da zaino leggero, fatto per chi gira in metropolitana, per chi trova lo schermo dello smartphone odiosamente piccolo, per chi vuole essere connesso ma non ha bisogno di un telefono. Perché nonostante le piccole dimensioni non elimina la necessità di avere uno smartphone in tasca.
L’iPad mini è carino, comodo, interessante, ma c’è comunque qualcosa che non torna. Perché a sorprendere in questa presentazione non è di certo l’iPad mini, che non è il prodotto più bello e interessante e nemmeno il più innovativo (essendo nato per combattere contro simili tablet in circolazione), ma il nuovo iMac, un computer da tavolo nato per poter sopravvivere alla decadenza dei computer da tavolo. Nella stessa presentazione nella quale Cook mostra un grafico in cui i tablet di Apple hanno venduto di più dei pc di ogni altro competitor, la Apple sforna il pc più sottile e più bello che abbia mai realizzato, una macchina dal design raffinato (con scelte interessanti, come l’assenza del drive per dvd), un unico schermo che contiene tutto quello che serve in pochi millimetri.

Altro che iPad mini, prodotto nato di conseguenza, altro che “mobile first”. Apple ci dice con chiarezza che per quanto il mondo stia diventando sempre più post-pc, non bisogna dimenticare che i desktop sono ancora tra noi, sulle nostre scrivanie, in ufficio soprattutto, ma anche in casa, e che l’arrivo di Windows 8 va combattuto con le armi che Apple possiede, design e innovazione. L’era post-pc è solo mobile? Non è detto, non siamo sicuri, non vogliamo correre troppo, non vogliamo dire addio al passato, non vogliamo tagliarci i ponti dietro le spalle. E sfoderiamo un pc che fa sembrare tutti gli altri pc un oggetto vecchio, pesante, brutto, ingombrante, fastidioso. Che va messo accanto agli altri prodotti che la Apple oggi propone, mobili, portatili e fissi.

E’ un cambiamento di linea generale? Per molti versi si e proviamo a spiegare perché. La Apple di Jobs lavorava in un dorato isolamento, disinteressandosi apertamente delle logiche del mercato per puntare, con pochissimi prodotti, ad un suo proprio concetto di eccellenza, non inseguendo mai i trend, le mode, non leggendo, volontariamente, i segnali del mercato, cercando invece di imporre le proprie regole, i propri trend, cercando di modificare l’esistente e trasformarlo. E’ stato così con l’iMac, l’iPod, con l’iPhone, con l’iPad. Jobs e la Apple sceglievano, non volevano occupare ogni spazio del mercato, puntavano dritti verso un obbiettivo e facevano tutto quello che potevano per raggiungerlo, magari sbagliando, ma lo facevano.

Ed invece, cosa ha fatto la Apple nell’ultimo anno? Invece di scegliere, di spostarsi in avanti, di puntare su un nuovo obbiettivo, ha iniziato ad occupare ogni spazio possibile nel mercato e, con un operazione davvero straordinaria, in pochi mesi ha rinnovato l’intera linea dei propri prodotti e l’intero ecosistema, per poter offrire ai consumatori un catalogo nuovo di zecca, coprendo anche gli ultimi buchi. Mac Book Air, Mac Book Pro, iMac, iPad, iPhone, iPad e, visto che non c’era, adesso anche un iPad mini. Cosa manca? Rispetto ad una grande azienda che produce consumer electronic solo macchine fotografiche e televisori, rispetto alla concorrenza manca qualche smartphone di fascia più bassa.

Per quello che riguarda la tv lo schermo supersottile del nuovo iMac da 27 pollici fa pensare che la strada verso un televisore targato Apple sia già stata in parte percorsa. E mentre (dato che la gente preferisce far le foto con i cellulari) non c’è alcuna fretta o necessità per Apple di realizzare una macchina fotografica, l’arrivo di un iPad mini rende possibile l’ipotesi di un iPhone mini (o nano) prima o poi. Perché Apple ha cambiato modo di ragionare e pensa in termini di numeri molto di più di quanto non facesse prima. Apple oggi offre un suo prodotto in ogni segmento del nuovo mondo digitale, di ogni forma e dimensione, dal piccolissimo iPod Nano ai 27 pollici dell’iMac, dal notebook più sottile al tablet più leggero, per evitare che qualcuno, negli stessi segmenti, possa scalfire la sua leadership. Nessun dorato isolamento, niente snobismo, oggi la battaglia si combatte con tutte le armi possibili.

Chissà se questo era quello che Jobs ha chiesto ai suoi prima di andarsene, chissà se invece non sia quello che vuole il consiglio d’amministrazione che finalmente ha quel diritto di parola che Jobs gli negava, o se tutto è idea di Cook. Non lo sapremo, almeno per adesso. E staremo a vedere cosa tutto questo porterà alla Apple. Ma una cosa possiamo dirla con certezza: Tim Cook usa una quantità spropositata di superlativi, di aggettivi pomposi, davvero troppi. Suonano come moneta falsa, non sono necessari, non aggiungono nulla alla chiarezza dei numeri, ampi, che può comunque presentare al pubblico. Anzi fanno male all’immagine della Apple. I primi dieci minuti della presentazione a San José sono sembrati non un attacco ma una difesa, Cook non sembrava salito sul palco da trionfatore, non come il capo dell’azienda digitale più potente del mondo e per presentare fortissime novità, ma un signore che per vendere la propria merce e convincere il pubblico è costretto a usare un linguaggio più adatto ad un imbonitore. Se Jobs trasformava le presentazioni in spettacoli, Cook le rende più simili alle televendite. Ed il fatto che nessuno glielo faccia notare e gli dica di smettere è un cattivo segno.

Repubblica.it

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